Non si può stare tranquilli in questo periodo nel mondo sneakers. Se i drop sono sonnecchianti (potremmo dire che latitano proprio), lato business c’è fermento: in Europa, piattaforme di resell come RESTOCKS e KIKIKICKZ hanno dichiarato bancarotta (potete leggerne qui e qui), mentre sembra ci siano problemi legali, addirittura legati al riciclaggio, per James Whitner, fondatore di A Ma Maniere e Social Status.

La vicenda

Il 17 novembre scorso, giorno nefasto per lo sneakergame come vi abbiamo detto in premessa, la contea della Carolina del Nord ha citato in giudizio Whitner con una tesi di ben 20 pagine accusandolo di “riciclaggio” di denaro (a livello commerciale) con un brand non espressamente citato dello stato dell’Oregon (…if you know, you know)

Le accuse
L’accusa è sostanzialmente una, e cioè di aver venduto le sneakers di questa sneaker company dell’Oregon al di fuori degli Stati Uniti, di fatto rompendo il contratto con la suddetta società, anche se non esplicitamente scritto nel contratto perché “condizione che Whitner avrebbe dovuto conoscere“.
Sempre secondo le parole di SneakerNews (da cui questa news è stata recepita), Whitner avrebbe intessuto rapporti con una persona in Cina dal 2017 e venduto un totale di 32 milioni di dollari per circa 255 transazioni in questi 6 anni.
Sebbene nessuna delle due parti abbia rilasciato dichiarazioni ufficiali, pare che in una telefonata con un suo socio in affari (poi arrestato nell’operazione) Whitner avesse espressamente detto che secondo lui si trattava di semplice scambio “scarpe per denaro”, non essendo a conoscenza di alcuna attività illecita della controparte cinese.
Martedì mattina Whitner ha rilasciato un comunicato a SneakerNews dove afferma (tradotto in italiano, inglese nel documento in fondo):
“La recente azione dell’ufficio statunitense del procuratore per il distretto occidentale della Carolina del Nord (USAO) arriva dopo una significativa cooperazione e negoziati in buona fede da parte nostra. Per essere chiari, prendendo sul serio le accuse nella denuncia, affermiamo che queste sono infondate, non correlate alla nostra attività o a questa comunità e ingiustificate. Il nostro team di professionisti che si occupa dell’inventario gestisce un processo trasparente costruito su sistemi che sono sia legalmente conformi che coerenti con gli standard del settore. Inoltre, abbiamo rispettato tutti gli obblighi fiscali ogni anno.
Siamo stati un punto fermo della comunità imprenditoriale globale per oltre 20 anni, operando in oltre venti sedi e impiegando oltre 250 dipendenti in tutto il Paese. Il nostro lavoro è stato dedicato ad aiutare le persone di colore a raccontare le loro storie e a costruire un’eredità di eccellenza. Quel lavoro è ora sotto attacco, nonostante i nostri migliori sforzi per un impegno produttivo con l’USAO.
Non siamo d’accordo con le accuse dell’USAO riguardanti la nostra attività e rimaniamo riconoscenti per lo straordinario sostegno che i nostri partner hanno mostrato e stanno continuando a mostrare durante questo processo. Il nostro successo ci ha reso un obiettivo facile, catturato nel bel mezzo di una guerra finanziaria e normativa degli Stati Uniti con la Cina: guerra di cui, lo sottolineiamo, non facciamo parte.
Non vediamo l’ora di difendere il nostro modello aziendale e operativo, continuando a servire con orgoglio le comunità che ci hanno abbracciato negli ultimi 20 anni. Questa denuncia non ci dissuaderà dal continuare a raccontare le nostre storie e a costruire un’eredità di eccellenza. Continueremo a difendere vigorosamente la nostra attività e tutto ciò che contribuisce alla cultura, al commercio e alla comunità.“
Per quanto Whitner non sia accusato ufficialmente di nulla al momento, sembra che in una perquisizione in una delle sue abitazioni abbia dovuto rinunciare a circa 1.200.000$ non dichiarati.

Ovviamente vi aggiorneremo quando ci saranno interessanti sviluppi in merito ad una vicenda che ormai fa parte delle puntate di SNEAKERGOSSIP – quando non esce un grail, c’è bisogno di mandare avanti il carrozzone!
Per quanto riguarda le vostre scarpe (J5 appena uscite): questa accusa fa riferimento ad un fatto relativamente grave ma non dovrebbe in alcun modo intaccare le spedizioni delle Jordan 5 x A Ma Maniere “Dawn” uscite in questi giorni. A meno di spiacevoli conseguenze le attività ordinarie dei negozi dovrebbero continuare senza intoppi. Vi aggiorneremo comunque sul nostro Instagram.
Se posso esprimermi in un commento personale: non voglio credere che, dopo tanto da fare per creare un brand e farlo crescere tanto da arrivare sull’olimpo (…) dello sneakergame, una persona si possa davvero rovinare rompendo il contratto con quella che è, a tutti gli effetti, la top player nel mercato di cui parliamo tutti i giorni.
Dopo le Jordan 1, 2, 3, 4 e così via già uscite e queste in arrivo, bisogna davvero essere mai sazi per anche solo pensare di commettere un illecito di questo tipo. Spero che la soluzione positiva arrivi presto e che tutto si spenga in un nulla di fatto, ma ormai possiamo davvero aspettarci qualsiasi cosa da chiunque.
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