Perché scegliere Saucony ProGrid 9 per il lifestyle?

Cosa sta rendendo Saucony uno dei brand più interessanti nel panorama sneaker degli ultimi anni?

Un dato aiuta a capire la direzione: secondo i dati di StockX, le transazioni relative al brand sono cresciute del 240% rispetto allo scorso anno. Un numero importante, soprattutto considerando quanto sia diventato competitivo il mercato delle sneakers lifestyle e retro running.

Per capire meglio questa crescita ho provato una delle silhouette più riconoscibili del brand: la Saucony ProGrid 9. E la sensazione, dopo averla utilizzata per diversi giorni, è stata sorprendentemente positiva.

Saucony non è soltanto retro running

Quando si parla di Saucony, il primo riferimento è quasi inevitabilmente il mondo del running e, più nello specifico, quello delle silhouette retro running che negli ultimi anni hanno conquistato sempre più spazio nel mercato lifestyle.

Ma ridurre il brand a questo sarebbe semplicistico.

Saucony sta costruendo un’identità piuttosto precisa, che passa certamente dal recupero di modelli e forme dal sapore vintage, ma che non si limita alla nostalgia.

La ProGrid 9 ne è un buon esempio.

Non è una sneaker che cerca necessariamente di attirare l’attenzione attraverso una tecnologia particolarmente complessa, una collaborazione importante o dettagli estremamente appariscenti. La sua forza sta soprattutto nell’insieme: leggerezza, comfort, proporzioni e una costruzione pensata per essere utilizzata davvero.

Ed è probabilmente proprio questa semplicità a renderla interessante.

Scarpa da corsa bianca con dettagli gialli e blu, caratterizzata da un design moderno e una suola ammortizzante.
saucony endorphin 5 speed, non solo stile e retro

Una sneaker leggera e comoda fin dal primo utilizzo

La prima cosa che ho notato indossando la ProGrid 9 è stata la leggerezza.

È una caratteristica che si percepisce sia nella parte superiore della scarpa sia nella suola e che contribuisce molto alla sensazione generale durante la camminata.

Per certi versi ricorda alcune silhouette come la ASICS Gel-NYC, soprattutto per l’impostazione generale e per il modo in cui la sneaker si appoggia al piede. La ProGrid 9, però, segue una strada più semplice dal punto di vista tecnologico.

Scarpa da corsa Asics in tonalità neutra con dettagli in mesh e suola ammortizzata.

La suola non punta necessariamente a stupire con una quantità enorme di tecnologie. La differenza viene fatta soprattutto dalla forma, dall’altezza della scarpa e da una pianta che risulta più accogliente rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare guardandola.

Il risultato è una sneaker che risulta confortevole praticamente dal primo utilizzo.

Una qualità che può sembrare banale, ma che nel segmento lifestyle non è affatto scontata.

L’upper tra estetica vintage e dettagli contemporanei

Anche la parte superiore contribuisce a definire il carattere della ProGrid 9.

La trama ampia della tomaia richiama chiaramente alcune soluzioni tipiche delle sneakers running degli anni ’80 e ’90, ma viene reinterpretata attraverso una combinazione di colori e dettagli più contemporanea.

La traspirazione è buona e la struttura dell’upper permette alla scarpa di mantenere quella sensazione di leggerezza che si avverte già prendendola in mano.

Un altro elemento interessante è la possibilità di scegliere tra colorway molto diverse tra loro.

Ci sono interpretazioni più sobrie e facilmente abbinabili, ma anche versioni decisamente più vivaci, con colori che emergono qua e là e rendono la sneaker più riconoscibile.

È una caratteristica che, a mio avviso, distingue Saucony da alcuni dei competitor che hanno contribuito alla rinascita del retro running.

Un piccolo difetto: la linguetta

Non tutto è perfetto, naturalmente.

L’unico dettaglio che mi ha convinto meno è la linguetta. Avrei preferito una costruzione leggermente più consistente e qualitativa, soprattutto considerando il prezzo retail della sneaker.

È però una critica più evidente quando si prende la scarpa in mano che durante l’utilizzo.

L’allacciatura rimane infatti comoda e funzionale e non ho riscontrato particolari problemi nell’utilizzo quotidiano. È quindi un dettaglio migliorabile, ma non qualcosa che compromette l’esperienza generale della ProGrid 9.

La strategia di Saucony sembra funzionare

La crescita di Saucony non sembra essere legata soltanto alle collaborazioni.

Le collab hanno sicuramente contribuito ad aumentare la percezione del brand e a renderlo più interessante agli occhi di un pubblico che magari fino a qualche anno fa lo considerava esclusivamente legato al running.

Ma la vera forza potrebbe essere proprio la capacità di proporre modelli belli, utilizzabili e con un posizionamento di prezzo relativamente sensato.

Saucony sta seguendo una strategia precisa: costruire un’identità riconoscibile senza dover necessariamente competere sul terreno della sneaker più tecnologica o della collaborazione più esclusiva.

La ProGrid 9 è una sneaker che si può semplicemente indossare.

Non richiede necessariamente un outfit costruito intorno a lei, non ha bisogno di particolari accorgimenti per funzionare e può essere inserita facilmente all’interno di una rotazione quotidiana.

Ed è forse questo uno dei suoi punti di forza.

Ha senso comprarla a 160 euro?

La ProGrid 9 viene proposta a un prezzo retail di circa 160 euro.

Personalmente, il prezzo che riterrei più interessante sarebbe tra i 120 e i 130 euro, quindi circa 30-40 euro in meno rispetto al retail.

Questo non significa però che i 160 euro siano necessariamente ingiustificati.

La valutazione cambia soprattutto in base al tipo di utilizzo e alla dimensione della propria collezione.

Se si possiedono già diverse sneakers appartenenti allo stesso segmento — una ASICS Gel-NYC, una New Balance 2002R, una 1906R, una 1890 o una Nike Vomero 5, per esempio — la ProGrid 9 potrebbe non essere una necessità.

Le differenze non sono tali da rendere indispensabile aggiungere un altro modello alla rotazione.

Se invece si vuole entrare nel mondo Saucony o si cerca una sneaker leggera e particolarmente comoda da utilizzare anche per camminare molto, il discorso cambia.

Durante i giorni di prova ho utilizzato la ProGrid 9 anche per percorsi superiori ai 15 km, arrivando a considerarla una soluzione interessante persino per un weekend fuori casa con giornate da circa 20 km a piedi.

In questo contesto, il prezzo retail può essere più facilmente giustificato.

Saucony ProGrid 9: il sizing

Per quanto riguarda la taglia, il consiglio è abbastanza netto: mezza taglia in più.

Ho provato sia la mia taglia abituale sia una mezza taglia up. Dopo aver utilizzato quest’ultima per più di 15 km durante il periodo di prova, la scelta della taglia più grande mi è sembrata quella più corretta.

La ProGrid 9 ha una calzata che beneficia di un po’ di spazio aggiuntivo, soprattutto quando viene utilizzata per camminare a lungo.

Il consiglio, quindi, è di considerare mezza taglia sopra rispetto alla propria taglia abituale.

Il vero punto di forza della ProGrid 9

La Saucony ProGrid 9 non è una sneaker rivoluzionaria e probabilmente non vuole nemmeno esserlo.

Il suo punto di forza è un altro: riesce a mettere insieme una serie di caratteristiche che, singolarmente, non sembrano particolarmente sorprendenti ma che funzionano molto bene una volta indossata.

È leggera, confortevole, abbastanza traspirante, ha una buona costruzione e soprattutto non cerca di essere qualcosa che non è.

Saucony sembra aver capito che, per crescere nel mercato lifestyle, non è sufficiente riproporre il proprio archivio o affidarsi alle collaborazioni. Servono sneakers che le persone abbiano realmente voglia di indossare.

La ProGrid 9 è esattamente questo: una sneaker semplice, ben progettata e piacevole da utilizzare, capace di inserirsi nella rotazione quotidiana senza chiedere troppo in cambio.

Ed è forse proprio questa semplicità, più di qualsiasi tecnologia o collaborazione, a spiegare perché Saucony stia attirando sempre più attenzione.

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