Il 2023 è stato un anno di transizione. Un anno in cui sono cambiate tante cose, soprattutto nel mondo della moda, e in particolare in quello dello streetwear.
Tanti brand hanno vissuto un anno incredibile, affermandosi come dei giganti nei rispettivi settori (vedi Arc’teryx e Hoka), mentre tanti altri non sono riusciti a ripetere i risultati positivi degli anni scorsi, finendo per vivere di grandi cambiamenti e di grandi delusioni (vedi adidas). Le tendenze più sporty e le sneakers sono andate “fuori moda”, mentre ad affermarsi sono state da un lato la tendenza casual, dall’altro quella gorpcore. Due mondi completamente diversi, due mondi che, però, hanno fatto riscoprire al consumatore medio caratteristiche come la comodità, la versatilità e la qualità.

Non è un caso, quindi, che i designer più influenti del 2023 siano stati – con una piccola grande eccezione – i massimi rappresentanti di queste due tendenze. Ognuno ha dato la sua interpretazione della moda, arricchendolo di dettagli unici e personali, simboli di visioni diverse ma non divergenti. Visioni che hanno plasmato il nostro modo di vedere il mondo e i nostri gusti, “regalandoci” non solo perle dal valore inestimabile, ma anche momenti di discussione.
Martine Rose
Scelta come guest designer da Pitti e da Clarks, eletta British Menswear Designer of the Year, capace di sovvertire le rigide regole dell’abbigliamento maschile con la sua visione straordinariamente ampia e quasi onnicomprensiva: senza girarci troppo attorno, il 2023 è stato l’anno di Martine Rose, che si è affermata come una delle designer più influenti a livello mondiale (ma lo era già diventata nel 2022, va detto).

Il suo tocco sartoriale, la qualità interpretativa e la sua capacità di andare oltre agli schemi della moda le hanno permesso di crearsi un posto privilegiato all’interno del menswear, arrivando ad essere una delle candidate per l’incarico di direttrice creativa della linea uomo di Louis Vuitton, in passato appartenuto da Abloh e assegnato, alla fine, a Pharrell Williams. Di fronte a quest’ultima nomina, alcuni hanno un po’ storto il naso: “delusione” che si è in parte concretizzata con la prima sfilata curata da Pharrell, che ha fatto più fatica del previsto a trasmettere la sua personalità e la sua visione della moda.
Martine Rose, invece, ha sempre stupito per la sua indipendenza creativa e per il suo stile estremamente versatile e personale, arricchito dalle influenze underground della scena londinese. Influenze che l’hanno portata a lavorare, nel 2021 e nel 2022, con Napapijri e Nike: con il colosso di Beaverton, in particolare, la designer inglese ha realizzato una capsule che ci ha regalato Shox in versione mule, acclamata dalla critica come una delle sneakers più rivoluzionarie del 2022.

Nel 2023, poi, è arrivata anche la chiamata di Clarks, che l’ha nominata prima guest designer della sua storia. Martine Rose si è detta onorata di questa chiamata, per l’influenza che il marchio inglese ha avuto nella cultura giamaicana e nelle sottoculture di tutto il mondo. A inizio dicembre, infine, il British Fashion Council ha deciso di coronare l’ascesa di Martine Rose con il premio di miglior designer britannica di menswear del 2023. Un premio che preannuncia un futuro straordinariamente luminoso.
Ronnie Fieg
Quello di Ronnie è un caso straordinario: da quasi una decina d’anni – secondo alcuni anche da più tempo – il fondatore di Kith è uno dei designer più influenti a livello mondiale. Come riportano Highsnobiety, Complex e Sneaker Freaker, Ronnie Fieg è stato capace di riportare al centro dell’attenzione un brand come Asics e capi come le tracksuit, creando da solo delle tendenze che sembravano appartenere a epoche passate.

E proprio questa sua capacità di interpretare i gusti delle persone, plasmandoli e indirizzandoli verso specifiche tendenze, gli ha permesso di affermarsi come un designer estremamente prolifico, che ha all’attivo quasi un centinaio di collabo: nel solo 2023 Ronnie ha curato, fra le altre, una Asics EX-89, due colourway di Timberland Field e la collezione 8th Street realizzata per Clarks, di cui fanno parte le incredibili adidas Clarks 8th Street Samba by Ronnie Fieg, considerate dagli addetti ai lavori la scarpa dell’anno. Dopotutto, unire la forza commerciale delle Samba con l’heritage e il know-how di Clarks ha permesso ai due brand di creare una nuova icona culturale.
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E, forse, è proprio questa la forza di Ronnie: creare dei capi capaci di parlare alle persone del proprio tempo, che raccontano qualcosa di una determinata società, di una determinata città, di una determinata infanzia. Capi che, senza perdersi in inutili – e spesso orribili – orpelli raccontano una storia, o anche solo un’idea, e che per questo diventano iconici e culturalmente rilevanti.
Non a caso, la creatura di Ronnie, Kith, è proprio questo: un luogo in cui si studia, ammira e crea cultura pop, non un semplice negozio di sneakers e abbigliamento. Quando si entra nello store di New York, non si respira l’aria di un Nike Store, ma si tocca con mano il sogno di un “ragazzo” che ha costruito il suo impero con una visione chiara, definita, matura. Si respira aria di comunità, una comunità impegnata e impegnativa, che si guarda costantemente attorno e silenziosamente afferma “Creiamo oggi la cultura di domani“.

Wales Bonner
Sul sito di adidas si legge:
“Wales Bonner è una visionaria culturale che vede nella moda un mezzo intuitivo per comprendere una molteplicità di prospettive, proponendo una nozione distinta di lusso, attraverso un approccio che fonde caratteri europei e afro-atlantici”

Non c’è modo migliore, probabilmente, per descrivere la straordinaria capacità di Wales Bonner di interpretare e combinare culture diverse, sapientemente unite dal background personale della designer inglese di origini giamaicane. Questo melting pot trova un suo sfogo creativo nell’uso di materiali e processi produttivi unici, che restituiscono prodotti capaci di raccontare una storia precisa, quella delle sottoculture londinesi degli anni Settanta e Ottanta, contraddistinte da sneakers e da tracksuit dal gusto deliziosamente retrò.
Tutte le collab che ha realizzato insieme ad adidas, infatti, presentano un linguaggio creativo molto simile: i materiali e la manifattura sono di qualità molto alta, mentre le stampe e gli schemi di colore restituiscono l’idea di una designer poliedrica, culturalmente impegnata, con una visione sfaccettata della contemporaneità e del passato.

Visione che non si è piegata di fronte ad un modello iconico come le Samba, regina del 2023 di adidas reinterpretata da Wales in chiave “esotica”, con stampe animalier, cuciture spesse e una tongue lunga direttamente ispirata agli scarpini da calcio di un tempo. Proprio su questo modello e su questa collab, adidas baserà una considerevole parte della sua strategia di brand awareness nel 2024, a dimostrazione dell’impatto culturale avuto da Wales Bonner.
Salehe Bembury
Per certi versi, il 2023 non è stato l’anno più sfolgorante di Salehe Bembury, che a livello di numeri ha probabilmente raggiunto il top nel 2022. In ogni caso, anche quest’anno il designer statunitense si è riconfermato come una delle menti creative più influenti a livello mondiale: la sua tendenza naturalistica, l’unicità delle sue silhouette e la ricerca quasi freudiana di colori sgargianti e infantili lo hanno infatti portato a collaborare per la prima volta con brand come Clarks e Moncler, in cui ha dato una dimostrazione pratica dell’ampiezza del suo repertorio.

Con Clarks, infatti, Salehe aveva in mente una piccola rivoluzione, ovvero mettere insieme la suola del Wallabee Cup e la tomaia del Lugger, dando vita ad un modello inedito. Inoltre, per rendere ancora più unica la sua proposta, Salehe ha deciso di usare anche materiali e colori particolarissimi, creando dei pattern e degli accostamenti che hanno catturato l’attenzione di buona parte degli appassionati di moda.
Con Moncler, la storia non è stata molto diversa: anche in questo caso, Salehe ha fatto all-in sulla sua creatività, creando una capsule collection dominata dal pattern della sua impronta digitale. A sorprendere, in particolare, è stata la Moncler Genius, una outdoor sneaker con membrana GORE-TEX e fondo Vibram che rappresenta alla perfezione il connubio fra natura e creatività che da sempre contraddistingue Salehe.

Il 2023, però, è stato anche l’anno delle Crocs Pollex Slide, ovvero la versione “ciabatta” delle amatissime Pollex, il cui successo, soprattutto nel 2022, è stato travolgente. Pur essendo contraddistinte da un design iper futuristico e dal solito tocco alla Salehe, le Pollex Slide non hanno avuto il successo che Crocs si aspettava, motivo per cui non se n’è parlato tantissimo.
Per quanto riguarda New Balance, infine, Salehe Bembury si è quasi esclusivamente dedicato a preparare il 2024, anno in cui dovrebbero essere rilasciate tante sneakers inedite realizzate insieme alla multinazionale statunitense.
Demna Gvasalia
Ecco, nominare Demna Gvasalia come uno dei designer più influenti del 2023 può sembrare scontato, anche perché Balenciaga è probabilmente la maison più chiacchierata al mondo. Ciononostante, se consideriamo la portata dello scandalo scoppiato a fine novembre 2022, capiamo che il lavoro fatto da Demna Gvasalia è stato straordinario: poche volte, infatti, è capitato che un direttore creativo riuscisse a ripulire l’immagine di un brand in così poco tempo e con così grande efficacia, riprendendosi non solo i fari dell’haute couture, ma anche quelli dell’intero mondo della moda.

Pensiamo alla presentazione della Fall 2024, che ha ricordato agli addetti ai lavori la teatralità della maison che fu: il set, una via vicino a Hollywood, e i capi indossati dai modelli hanno riportato la mente a Cristobal Balenciaga, leggendario fondatore della marchio. Contestualmente, la collaborazione con il grocery store più costoso al mondo, Erewhon, ha arricchito lo spettacolo di Balenciaga con un tema della nostra contemporaneità, quello dell’alimentazione e del costo del cibo, a dimostrazione dell’enorme sensibilità di Demna.
Un Demna che, fra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, ha rilasciato svariate interviste in cui si diceva non solo dispiaciuto per aver preso sottogamba la campagna finita nella bufera, ma anche determinato a restituire a Balenciaga la qualità sartoriale che l’ha sempre contraddistinta. Citando le stesse parole del designer georgiano:
“Ho deciso di tornare alle mie radici nella moda così come alle radici di Balenciaga, che fa vestiti di qualità, non creando immagine o hype. Sono tornato a fare giacche. È lì che è iniziata questa casa, ed è lì che ho iniziato come designer”

E poi, giusto per essere chiari, Demna Gvasalia è stato il mentore di Martine Rose: un posto in questo pezzo, quindi, era più che d’obbligo.
Altri due designer che hanno contraddistinto il 2023: Daniëlle Cathari e Clinton Ogbenna
Partendo dal presupposto che è sbagliato segnalare come influenti solo cinque designer, ho deciso di nominarne altri due: Daniëlle Cathari, che nel 2023 è diventata creative director per la linea Women di Kith, e Clinton Ogbenna, aka Clint, fondatore di Corteiz.
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Entrambi, in modi completamente diversi, hanno contraddistinto il 2023 con la loro visione e le loro idee, arricchendo un mondo della moda che, altrimenti, avrebbe rischiato di stagnare sui “soliti” giganti. Daniëlle si è imposta per eleganza e femminilità, realizzando anche un paio di meravigliose Wallabee con Clarks, mentre Clint ha avuto un impatto decisamente più aggressivo, tanto da convincere lo streetwear che Corteiz ha tutto per diventare il nuovo Supreme.
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