Camminando per strada, in un qualsiasi momento della giornata, avrete sicuramente notato qualcuno vestito come se stesse per andare a fare un trekking o un campeggio nel bosco. Avete presente il tipo: softshell in GORE-TEX di Arc’teryx, pantaloni tecnici ACG di Nike, Salomon ai piedi e marsupio di qualche altro brand high-end. Il tutto completato da un occhiale di Oakley, magari ispirato alle linee in voga negli anni Novanta. Ecco, questo è un classico esempio di outfit gorpcore.

Da dove viene il termine gorpcore?
Non si sa. Sembra incredibile, ma non sappiamo quale sia l’origine precisa del termine gorpcore, o, se vogliamo essere precisi, del prefisso “gorp-” (core, infatti, indica in inglese un movimento o un genere): la prima apparizione del termine viene datata al 2017, quando Jason Chen di The Cut usò la parola “gorpcore” per definire lo stile ispirato all’outdoorwear. In quell’occasione, gorp venne usato come acronimo del “tipico snack dell’escursionista”, composto da uvetta e frutta secca (good ol’ raisins and peanuts, in inglese). Ciononostante, alcuni non sono d’accordo nell’attribuire questa origine al termine gorpcore, per cui, ad essere sinceri, il significato di gorp rimane incerto.

La storia del gorpcore, in breve
Fra gli anni Sessanta e Settanta, in piena rivoluzione culturale, cominciarono a svilupparsi varie versioni “primitive” di gorpcore, che prevedevano l’abbandono dei pesanti canoni estetici della prima parte del Novecento e l’adozione di capi più confortevoli e polivalenti. Negli anni successivi, l’invenzione di nuove tecnologie come il GORE-TEX e l’affermazione di marchi come Vibram e Patagonia portò alla nascita del techwear (una versione estrema di gorpcore), che nei primi anni Duemila venne sostituito dal normcore, che si poneva agli antipodi e prevedeva prima di tutto la “normalità”: niente colori estremi, niente tecnologie strane, nessuna vocazione spiccatamente outdoor. Fino agli anni 2010, quindi, il techwear è stato confinato agli appassionati di trekking, trail running e hiking.

Questo fino allo scoppio della pandemia da COVID-19, che ha ridefinito il rapporto umano con la natura, diventato una necessità, piuttosto che un hobby: rinchiuse nelle rispettive case, le persone non potevano fare altro che uscire per passeggiare e, chi era fortunato, poteva contare su un bosco vicino casa, oppure su un prato. Questo aspetto, unito alla shopping-mania del lockdown, rese l’abbigliamento tecnico un vero e proprio investimento, sia per usarlo durante un trekking sia perché la qualità dei capi era spesso più alta di quella proposta dai brand mainstream (ciononostante, in questo contesto è fiorito anche il mondo del resell, per cui la maggiore capacità, o volontà, di spesa nata durante il lockdown va inserita in un discorso più ampio, ndr).
In questo modo, lo stile gorpcore ha conosciuto un’ascesa senza precedenti: brand come Merrell, Hoka, Arc’teryx, Salewa, Fjallraven e The North Face si sono affermati come dei giganti nei rispettivi settori, conquistando fette di mercato inedite a discapito di multinazionali come Nike e Adidas (nel nostro piccolo, ne abbiamo parlato qui). Il consumatore medio, sempre più consapevole delle qualità offerte dall’outdoorwear, ha quindi cominciato a orientare le sue spese su capi multiuso, indossabili tanto durante un’escursione quanto per andare in ufficio. Termini come softshell, GORE-TEX e Vibram sono entrati nel lessico comune, contribuendo a “normalizzare” dei capi e delle tecnologie che non erano mai appartenuti al mondo urbano.

A facilitare questo processo di ascesa sono state, inevitabilmente, le star del mondo della musica e della moda: pensiamo ad Abloh, che durante varie sfilate di moda è comparso indossando uno shell di Arc’teryx (una volta addirittura in combo con Drake), o a Bella Hadid, divenuta una delle paladine del gorpcore grazie alle sue Salomon XT-6. Lo stesso Travis Scott, in più di un’occasione, è stato visto indossare completi tecnici di Arc’teryx. A dare un’importante spinta, poi, è stata anche la moda giapponese, da sempre attentissima ai trend comodi e tecnici.

Come ha reagito l’haute couture?
Si è divisa, come spesso accade. Alcuni brand hanno accolto (o addirittura anticipato) la tendenza gorpcore all’interno delle loro collezioni e sfilate; altri, invece, ne hanno evitato a tutti i costi la “bruttezza” e poca armonia; altri ancora hanno preferito affidarsi a brand specializzati, come accaduto con Gucci e The North Face, per realizzare collezioni ispirate all’outdoorwear. In ogni caso, buona parte dell’haute couture si è mostrato curiosa e a tratti entusiasta di questa tendenza.

Fra i pionieri del gorpcore all’interno dell’alta moda troviamo Balenciaga, che per la Fall 2017 presentò una collezione Ready-To-Wear straordinaria, ispirata alla fusione fra il mondo outdoor e il contesto urbano. Negli anni successivi, maison come Gucci e Jil Sander hanno cercato di esplorare le infinite possibilità offerte da questa inedita tendenza, che stava cominciando a conquistare tantissimo spazio nell’immaginario collettivo. Lo stesso vale per Maison Margiela, che ha collaborato con Salomon, oppure per sacai, che sembra in procinto di lanciare una capsule molto gorpcore con Nike.
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L’incoerenza (e l’inutilità) del gorpcore
Grande, enorme, gigantesco disclaimer: qualsiasi moda o stile, concretamente parlando, è “inutile”. Con questo, però, non si intende in alcun modo sminuire il valore della creatività, del bello e della comodità nelle nostre vite, anzi: vuole solo rendere evidente come tutto ciò che non sia fondamentale sia intrinsecamente inutile, nella misura in cui non è necessario per sopravvivere. In ogni caso, approfondirò questo aspetto in uno dei prossimi episodi della newsletter “Streetwear, ma spiegato bene”, a cui potete iscrivervi cliccando qui. Andiamo avanti, comunque.

Il gorpcore, come qualsiasi movimento, stile, sottocultura, presenta delle incoerenze di fondo: innanzitutto, l’abbigliamento tecnico nasce per essere usato in contesti tecnici, in cui gli agenti atmosferici e le condizioni ambientali proibitive rendono necessaria la presenza di determinati capi e determinate tecnologie. Una giacca in GORE-TEX Infinium di The North Face non serve a nulla in un contesto urbano, o anche solo per andare a fare una scampagnata nel bosco. Ciononostante, qua si cade nel campo della preferenza personale e della capacità di spesa (per cui discuterne sarebbe completamente inutile).

Contestualmente, è importante sottolineare che il gorpcore non è in alcun modo più sostenibile di qualsiasi altro stile: al contrario, i capi realizzati in fibre sintetiche sono estremamente più inquinanti, sia a livello produttivo che a livello di smaltimento. Per questo, ogni volta che comprate una giacca in GORE-TEX, siate consapevoli del fatto che questa è stata costruita per durare potenzialmente per sempre. Quindi, se l’outdoor non fa per voi, e comprate gorpcore solamente perché è uno stile che vi piace, valutate prima le alternative che si trovano su Vinted o nei negozi di vintage della vostra zona.
Infine, attenzione a pensare che il gorpcore sia comodo “per natura”: l’abbigliamento tecnico, dopotutto, è pensato per garantire alte prestazioni e buoni livelli di comfort, ma spesso, su quest’ultimo aspetto, vengono fatte delle rinunce anche importanti. La traspirabilità, ad esempio, non è proprio un punto forte dell’abbigliamento tecnico, e le fibre usate, soprattutto se non si è disposti a spendere un bel po’, rischiano di non essere molto “amichevoli” con la pelle. Per questo, prima di giungere alla conclusione che il gorpcore sia l’apoteosi del comfort, bisognerebbe farsi qualche domanda (e anche qualche conto in tasca).
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Qual è il futuro di questo stile?
Considerando la ciclicità della moda, è molto probabile che in 1-2 anni si cominci ad assistere alla parabola discendente del gorpcore: con il tempo, infatti, relazionarsi con la natura ritornerà ad essere qualcosa di “normale” e non particolarmente unico, venendo sostituito da attività più simili all’epoca pre-pandemica. In ogni caso, fino a quel momento, il gorpcore rappresenterà l’alternativa di chi non vuole rinunciare allo stile, pur potendo contare su prestazioni e caratteristiche tecniche di altissimo livello.
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