La disputa tra Nike e StockX ha scosso il mondo della rivendita di sneaker e degli NFT. Il colosso dello sportswear ha accusato la piattaforma di rivendita di utilizzare senza autorizzazione i suoi marchi per la commercializzazione di NFT e di vendere scarpe contraffatte con la garanzia di autenticità. Ripercorriamo le tappe principali di questa battaglia legale, sebbene allo stato attuale ci importi più – chiaramente – dell’affaire falso che degli NFT ormai decaduti.

L’accusa iniziale di Nike a StockX
Le accuse iniziali di Nike sono essenzialmente 5, a cui se ne sono poi aggiunte altre 2:
1. Violazione del Marchio
StockX ha creato e venduto NFT che riportavano marchi Nike senza autorizzazione, facendo credere ai consumatori che si trattasse di prodotti ufficiali. Questo aveva all’epoca indispettito Nike perché, col boom degli NFT, credeva di avere un vantaggio competitivo non da poco.
Questa scelta ha a posteriori “salvato” StockX, mentre RTFKT chiuderà tra qualche mese dopo un investimento decisamente sbagliato.
2. Confusione tra i consumatori
StockX promuoveva i propri NFT con il claim “100% Authentic”, ingannando i consumatori e facendo credere loro che Nike fosse coinvolta nell’operazione.
Effettivamente, garantire l’autenticità (OXFORD LANGUAGES: tale da escludere OGNI possibilità di smentita) di una scarpa per StockX non è plausibile, anche se statisticamente si avvicina e Nike è stata costretta a dargli una mano… ne parleremo più avanti
3. Diluzione del Marchio
L’associazione del marchio Nike con un mercato NFT poco regolamentato poteva danneggiare la reputazione dell’azienda.
4. False dichiarazioni
StockX affermava che i suoi NFT rappresentassero scarpe fisiche custodite in un “Vault”, ma le condizioni di riscatto erano poco chiare.
5. Concorrenza sleale
Nike temeva che l’associazione con StockX potesse minare la sua immagine di brand di alta qualità.
Le nuove accuse di Nike si sono invece concentrate su aspetti dello sneakergame più “fisici”, se così possiamo dire:
6. Contraffazione
Nike ha acquistato 4 paia di scarpe contraffatte su StockX tra il 2021 e il 2022, tutte con il tag “Verified Authentic” di StockX.
7. Pubblicità ingannevole
Nike ha accusato StockX di dichiarare falsamente che tutte le scarpe vendute sulla piattaforma fossero “100% autentiche”.

L’evoluzione della causa
Le udienze hanno messo in evidenza diversi punti chiave:
– StockX ha contestato le restrizioni imposte da Nike sui documenti, rendendo quindi impossibile una difesa.
– Nike ha identificato almeno 100 scarpe contraffatte vendute sulla piattaforma, senza però dimostrare come venisse effettuata la verifica.
– Il tribunale ha richiesto a Nike di fornire prove dettagliate sui metodi di identificazione delle contraffazioni.
– Le parti hanno cercato (senza successo) di raggiungere un accordo.
StockX ha cercato di difendersi sottolineando che:
– È un marketplace e non un venditore diretto, quindi è andata alla ricerca di un alleggerimento della sua posizione.
– Il suo sistema di autenticazione, sebbene non infallibile, è uno dei più avanzati, uno standard del sistema ed è per questo che StockX è anche definita, nel nostro mondo, la Borsa ufficiale e parametro indispensabile per identificare il giusto prezzo di compravendita
– Il tasso di verifica è estremamente alto (99,96%), statisticamente tendente alla perfezione.
Questo si evince anche dalla mole di fake contestati e resi nel corso degli anni.
– StockX ha dichiarato che, nel periodo contestato da Nike per la contraffazione di un totale di 37 prodotti, siano stati venduti 17.000.000 di articoli Nike e Jordan, rendendo di fatto il tasso di contraffazione specifico allo 0,0004%.

Una sentenza che cambia le carte in tavola.
Nel 2023 la giudice Sarah Netburn ha emesso un’ordinanza nella causa tra Nike e StockX, in cui si stabiliscono gli obblighi di Nike riguardo alla produzione di documenti richiesti da StockX. Le conclusioni principali della sentenza sono le seguenti:
- Obbligo di Nike di produrre documenti sui metodi di identificazione delle contraffazioni
Nike deve fornire documenti che descrivono o identificano i possibili “segni” (tells) delle scarpe contraffatte, anche se il loro scopo principale non è assistere nell’ispezione ma avviare un’indagine più approfondita. - Produzione di analisi e rapporti di mercato sulle contraffazioni
Nike deve fornire le analisi interne e i rapporti mensili generati da un fornitore esterno sulle contraffazioni presenti nei marketplace secondari. - Discussione sui report di autenticazione
Le parti devono incontrarsi e discutere sulla possibilità di generare e produrre i cosiddetti “authentication reports”.
Se la questione non viene risolta, la corte organizzerà un’udienza dedicata.
La sentenza più recente
Nel 2024, la giudice Valerie Caproni ha emesso una sentenza parziale:
– StockX è stata ritenuta responsabile per la vendita di scarpe false in almeno due casi specifici (4 paia acquistate dagli investigatori Nike e 33 paia acquistate dal collezionista Roy Kim).
– La richiesta di Nike sugli altri capi di accusa è stata respinta e quindi ha perso, non riuscendo ad ottenere il giudizio sommario.
– StockX non è riuscita a ottenere il rigetto totale delle accuse.
– Ci si vedrà davanti ad un giudice per la causa ufficiale nel periodo tra il 15 giugno e il 15 novembre.
Chi è Roy Kim
Aggiungiamo del contesto. Ad un certo punto il collezionista Roy Kim si aggiunge alla causa di Nike vs StockX, in una mossa che sembra da telefilm americano “Suits”.
Kim è un facoltoso compra-venditore di collezionabili e prodotti limitati che, vedendo il valore di alcune scarpe “scendere e salire” aveva deciso di investire su alcune. Dopo averne acquistate circa 80, Kim si rendeva conto che alcune fossero contraffatte (non ci è dato sapere come) per cui riesce ad entrare in contatto con Nike e aggiungersi alla causa.
Roy Kim, nonostante le 33 scarpe scarpe fake acquistate nel 2021-22, continua poi ad acquistare scarpe dalla piattaforma con estrema fiducia verso la piattaforma.
Conclusioni: StockX vende fake?
Nike ha dimostrato che alcune scarpe sono state effettivamente vendute contraffatte tramite StockX, superando i rigidi test imposti dalla piattaforma per l’autenticazione delle scarpe. Su milioni di vendite, i casi di falsi accertati rimangono molto limitati e tendenti allo zero. Tuttavia, ci sono punti critici:
Pro StockX:
– Processo di autenticazione avanzato, tramite un know-how acquisito nel tempo e l’obbligo, da parte del giudice, per Nike di collaborare stilando una serie di linee guida su come riconoscere i fake, da girare a tutte le piattaforme di reselling che ne facessero richiesta.
– Protezione dei consumatori rispetto a mercati senza verifica, anche grazie al reso che in Europa è permesso dal 2022 ANCHE SENZA MOTIVAZIONE.
– Politiche di rimborso per gli utenti europei.
Contro StockX:
– Alcune scarpe false sono comunque passate per il sistema, creando un gap tra la fiducia dei consumatori e la piattaforma.
– Comunicazione poco chiara sulla garanzia di autenticità, divenuta successivamente verifica delle condizioni pari al nuovo e all’originalità del prodotto
– Mancanza di dati precisi sugli errori di autenticazione, questa una cosa che segnerebbe uno spartiacque dalla gestione precedente e sarebbe anche e soprattutto un’ottima leva di marketing.
Pro Nike:
– Identificazione di un bug nel sistema di verifica StockX, che può e deve essere migliorato per garantire ci siano sempre meno errori umani (per quanto questo sia un aspetto non trascurabile: finchè la verifica sarà fatta da un essere umano, in quanto fallibile, ci sarà sempre una percentuale di errore – proprio come il vostro reseller preferito)
Contro Nike:
– Perché rendere metà della documentazione del processo sealed (non accessibile se non agli interni)? Solo perché si parlava dei metodi di autenticazione? E allora perché nascondere la quantità di acquisti da test fatta prima di trovare 4 falsi?
– Come è possibile che Roy Kim acquisti 34 paia fake in 2 anni, e poi continui ad acquistare nel 2023, 2024 e 2025 sulla piattaforma? Il rapporto tra il cliente e la stessa non sarebbe dovuto essere compromesso?
StockX, quindi, ha effettivamente venduto alcune paia di scarpe fake ma resta il caposaldo del reselling e la piattaforma in assoluto più affidabile, a livello mondiale, per ciò che riguarda la vendita di beni limitati.
Fidarsi del reseller sotto casa, che non solo vi fa pagare la scarpa di più ma non garantisce autenticazione, reso e in generale un servizio migliore, vuol dire dare i propri soldi ad una figura che rispetto a StockX fa girare molte meno scarpe, da provenienza per certo (a voi) sconosciuta e con un tasso di rischio sul falso DECISAMENTE maggiore.

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