Tutto (o quasi) quello che c’è da sapere su Corteiz

Recentemente, Corteiz ha fatto molto parlare di sé a causa dell’annuncio della sua collab con lo streetwear brand per definizione: Supreme.

Corteiz, però, è quasi sconosciuto agli occhi di molti appassionati di streetwear e sneakers, con la sola eccezione, forse, della collab realizzata insieme a Nike sulla silhouette delle Air Max 95.

Io tenevo il brand sott’occhio da un po’ e in uno dei drop di questo autunno ho acquistato una t-shirt di cui parleremo più tardi: prima, infatti, vi racconterò tutto ciò che dovete sapere sulla nuova stella dello streetwear.

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Chi è Clint

Per rispondere partiamo da Clint, visionario e creativo fondatore del brand. Misterioso e influente, Clint Ogbenna, meglio conosciuto come Clint419, è la mente dietro a Corteiz, label nata nel 2017 dopo il fallimento del brand “Cade On The Map”, di cui proprio Clint è stato cofondatore.

Inizialmente, Clint stampa i suoi design su maglie neutre e le vende dal baule della sua auto. Più avanti, le vendite avverranno attraverso dei meetup segreti e solo alla fine verrà aperto il sito che oggi conosciamo (e che, spesso, si confonde con siti che invece vendono fake; a questo punto ci arriviamo dopo, non preoccupatevi).

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Nel suo percorso di crescita Clint, attira l’attenzione di un personaggio molto importante: Virgil Abloh. Il rapporto tra i due è molto personale, intimo, e non a caso si trovano pochi dati ma parecchie foto. Abloh, infatti, ha supportato molto la visione di Clint, indossando il suo brand anche al Met Gala e svariati altri eventi. Ha inoltre regalato a Clint una giacca di Louis Vuitton e un paio unico di AF1 x Off White, facendo ipotizzare una profonda amicizia tra i due.

Un tratto fondamentale della personalità di Clint, poi, è il suo odio per i reseller. Infatti, in più occasioni ha cancellato ordini di persone che rivendevano i suoi articoli attraverso annunci online appena comprato il pezzo in questione. L’episodio più eclatante è stato con il drop delle Air Max 95 in collaborazione con Nike. In quell’occasione, gli ordini cancellati furono venduti per soli £110 in un pop up store londinese dall’estetica vintage. Non a caso, le 95 vengono chiamate proprio “110s” a Londra, dato che il loro prezzo originale era di 110 sterline.

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Un altro aspetto per cui Clint si è sempre distinto è rappresentato dal suo totale disinteresse verso le sponsorizzazioni a pagamento. Ogni celebrità vista con dei pezzi di Corteiz addosso li ha dovuti cercare e pagare come tutti noi (sì, anche Drake). Inoltre, pur essendo stato privato per moltissimo tempo, l’Instagram del brand ha accumulato parecchi follower prima di diventare pubblico come da un po’ di mesi a questa parte.

Molti si saranno chiesti: perché Clit ha deciso di chiamare la sua “creatura” Corteiz?

La risposta non è troppo complessa: si tratta di un riferimento al condottiero spagnolo Hernán Cortés, mentre il logo è una caricatura dell’isola di Alcatraz. Questi riferimenti, uniti al motto “Rules The World”, ci fanno capire il messaggio che vuole mandare Clint: uscire dagli schemi e conquistare il mondo.

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Corteiz e il guerrilla marketing

Per far parlare di sé, il brand di Clint non usa pubblicità o media in maniera diretta, ma sfrutta geniali trovate di marketing. Un esempio sono la crossbar challenge ideata per vincere le AM95 “Gutta Green” a Londra, oppure il drop di una Subaru logata Corteiz, con una livrea che parodizza la classica livrea del team di rally giapponese. Infatti, durante lo stesso drop della mia tee, era possibile acquistare quest’auto per la modica cifra di circa 45.000 sterline. L’auto fu usata in un video precedentemente caricato sull’account Instagram del brand.

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Sono molti a sostenere che questo brand sia “tutto fumo e niente arrosto”, soprattutto per via di questo marketing molto aggressivo: inoltre, alcuni pezzi di Corteiz vengono facilmente accostati a persone con zero rispetto per la cultura streetwear, cosa che ha contribuito a creare un alone negativo attorno a Corteiz. Vediamo, però, se le cose stanno effettivamente così.

Come e dove coppare Corteiz

Il sito è uno e uno soltanto: crtz.xyz. È importante sottolineare questo dato che, come Trapstar, anche Corteiz soffre della presenza di moltissimi siti che si spacciano per l’ufficiale e che invece vendono fake: questi, tra le altre cose, spesso compaiono prima sui motori di ricerca. Il sito è aperto solamente per qualche giorno nei drop, altrimenti l’accesso è bloccato da una password che non solitamente viene comunicata.

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Ai drop puoi aggiungere al carrello gli articoli che desideri e procedere al pagamento. Ora vi aspetta una sgradevole sorpresa: al prezzo verrà aggiunta la ship di £15, che non copre le spese doganali fuori dal Regno unito (a meno che non venga detto diversamente sugli account Instagram di Clint e Corteiz).

I tempi di spedizione sono inoltre molto molto lunghi, e possono volerci diverse settimane prima che il proprio ordine venga spedito e arrivi a casa.

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Recensione T-Shirt Corteiz

Arriviamo ora alla parte importante: com’è questa benedetta tee?

Beh, va detto innanzitutto che, essendo un brand in crescita esponenziale, la qualità generale dei prodotti migliora di drop in drop, con il fornitore di t-shirt che è stato recentemente cambiato, perciò questa recensione non è attendibile per qualsiasi item di Corteiz.

In ogni caso, torniamo a noi, apriamo il pacco e troviamo dentro il nostro acquisto accompagnato, da un beanie molto carino in omaggio. Sicuramente un bel gesto, soprattutto dopo aver pagato quasi 20€ per la spedizione di una maglietta…

Parlando di qualità, non ci troviamo di fronte ad una tee particolarmente eccellente: le tee Supreme e Stüssy, per quanto di poco, sono migliori. Il fit poi non è molto ricercato, ma le magliette non sono assolutamente gli item più caratteristici di Corteiz. La stampa, infine, a distanza di mesi di frequente utilizzo è ancora in ottime condizioni a differenza delle stampe di Supreme che tendono a “scomparire” (parlo per esperienza personale, purtroppo).

A colpirmi tantissimo, nello specifico, è stato il design. È infatti presente sul retro il classico logo “Alcatraz” reinterpretato in chiave Subaru, come moltissimi altri design nello stesso drop e non solo.

Clint, infatti, spesso parodizza loghi altrui in combinazione con il suo immaginario, altri esempi sono la Benz Tee o la tuta che riprende font e colori del Boca Juniors. Si tratta di uno stile accattivante, che ricorda molto il lavoro compiuto a suo tempo da Stüssy, che anni fa parodizzava loghi come quello di Gucci o Chanel: il contesto era diverso, certo, ma Clint è

Corteiz: ne vale la pena?

Dipende. Dipende da tanti aspetti, dato che stiamo parlando di un brand in crescita. La qualità è destinata a migliorare e il prezzo non sarebbe nemmeno esagerato, tolta la spedizione, per ciò che si ottiene.

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Dipende quindi molto da quanto piaccia un particolare design, la visione di Clint e ciò che essa rappresenta. Penso che per ogni brand sia indispensabile avere un logo riconoscibile e d’impatto, ma non per questo bisogna sottovalutare design più sottili come quelli degli skully o dei maglioni, che strizzano l’occhio ad un’estetica molto lontana dall’immaginario drill a cui spesso viene associato il brand. Per questo, credo che dopo un’analisi meno superficiale questo marchio possa avere qualcosa per tutti i gusti e capi interessanti anche per il più scettico.

Speravo che la partnership con Supreme potesse segnare un nuovo capitolo per Clint e il suo brand. Un capitolo caratterizzato dalla possibilità di aumentare la qualità dei capi, ridurre i costi di spedizione in Europa e proporre design più curati e particolari: purtroppo non è andata così, ma ne parleremo però un’altra volta.

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