Hoka Ora Primo: perché nessuno le ha ancora recensite?

Che ve lo ripeto a fare: sono un appassionato di scarpe strane, clog, ciabatte, trick track

Se mi chiedete perché la risposta è piuttosto semplice: sono un UOMODO, una crasi tra uomo e comodo che ha raggiunto il suo picco — e poi abbondantemente superato — dopo la pandemia.
Mi date un paio di pantaloni di tuta baggy, un felpone double layer e un paio di clog super ammortizzate che magari non hanno bisogno di essere allacciate e mi fate felice.

Inutile negare che giro così nella maggior parte dei miei giorni – non me ne vergogno – e ho trovato la pace dei sensi proprio grazie alle sneakers (rientrano forse in questa categoria? Credo di si) che vedete nel titolo e di cui ora vi metto un’immagine ⬇️

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(foto da Hypebeast)

La mia prima Hoka

Sono stato un appassionato di Hoka da quando le loro giganti e morbidissime suole hanno iniziato a girare per le città: il loro “masticarsi” a mo’ di marshmallow mi ha sempre attratto, tanto quanto mi ha repulso — termine aulico, siamo io e Dante Alighieri ad usarlo; il direttore editoriale Federico Zamboni si discosta da tale paragone, ndr — l’upper di una scarpa troppo tecnica e poco stilosa per essere davvero davvero indossata.

Ci giravo però intorno come un falco da quando ho preso a mio padre la Clifton L in GORE-TEX, una scarpa da lui mega apprezzata sia per le qualità sotto il piede, che sopra.

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Pagata 60€ invece di 180, tra l’altro.

E mi sono pentito di non averla presa: incredibilmente non ho mai avuto una scarpa in GTX e, dopo la mega delusione Terra Forma (hanno la forma e la struttura di essere quanto meno idrorepellenti e no, non lo sono. MANNAGGIAANIKE), ora ne sono tipo ossessionato.

Ora Primo, quindi, coincideva con la mia ricerca di una scarpa che fosse comoda, calda, e che non si dovesse allacciare.

Scoperta per puro caso grazie ad un ragazzo che collabora in Eyes, la scelta è ricaduta sulla colorazione nera perché — ca va sans dire — è mettibile con qualsiasi cosa.

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Unboxing e prima impressione negativa

Il box delle Hoka, ordinate su OBD al prezzo di retail, è arrivato completamente sfondato: una cosa non segnalata dal negozio di Piazza Diaz a Milano e che mi ha fatto un po’ incazzare.

Il cartone era infatti intatto all’esterno, ma per quanto non mi interessi nulla dei box, almeno una segnalazione sarebbe stata ben accetta per non peggiorare il primo impatto con il nuovo acquisto.

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Di un blu scintillante — ma peggio del blu di Eyes — si vede il logo di Hoka e il lettering su praticamente tutti i lati: una scelta un po’ cheap e che fa brand di secondo piano, ma per fortuna il bello è tutto all’interno, cartine trasparenti a parte.

La prima impressione, però non è stata proprio positiva, con la scarpa ai piedi: alla vista rispettava i miei personali canoni di bellezza ricercati per questo tipo di calzatura, ma ai piedi è davvero strana e…sembra stretta.

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Sembrano un paio di Converse dei primi anni 2000 che mi ricordo anche di aver provato e di non aver comprato, almeno per la punta così rialzata che sembra il corno di un rinoceronte, ma soprattutto la soletta anatomica (spessa e avvolgente) e la calzata per forza di cose ferma (non si allacciano…) la rendono a primo impatto scomoda, stretta, immettibile.

Con l’uso diventa difficile da togliere

Presa a fine dicembre e arrivata a casa dei miei genitori in tempo per i regali di Natale, la Hoka Ora Primo ha aspettato tre settimane esatte prima di essere coraggiosamente messa ai piedi.

I dubbi e la confusione che avevo in testa rispetto al fatto che potesse davvero essere piccola mi attanagliavano soprattutto perché, una volta indossata, con quel box devastato non l’avrei potuta cedere davvero a nessuno. Forse manco a retail.

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Però…mi prendo i miei pantaloni di tuta baggy di Acupuncture (grazie, come sempre, a davinci1.it), un felpone YEEZY Gap Balenciaga nero, e mi butto. VITTORIA!

Dopo i primi, tremolanti, passi, la camminata si fa più sicura e solida, soprattutto per la certezza di aver azzeccato la taglia.

Tutti i “recensori” di Youtube, infatti, senza provare la scarpa o magari anche solo per averla vista in foto, suggeriscono di prendere la size subito successiva alla propria, e quindi di andare per la comodità assicurata a quel mezzo cm in più.
Io, un po’ per fortuna e un po’ perché non indosso il 45, ho deciso di rischiarmi il TTS e ho onestamente fatto bene, per ciò che concerne il mio piede: la Hoka va infatti infilata come una ciabatta ma poi serve l’aiuto dell’indice per uncinare il collar imbottito e alzarlo sopra il tallone, ma una volta fatto inizio a vedere Godopoli.

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Nonostante il sito di Hoka dica che i lacci si possono “stringere” (non so in che modo visto che sono loop), non c’è affatto bisogno di agire su di essi per avere già da subito la calzata perfetta, tanto che sembra di stare in giro in ciabatte.

La comodità della suola è esagerata: non vi nego che non ne ho mai avuta una così accogliente (che non è ammortizzante, attenzione). D’altra parte, queste Hoka sono state realizzate per il post allenamento (principalmente trekking) ed io le uso anche dopo essermi ammazzato di beach volley, con grande sollievo per le mie giunture.

L’interno è fatto di un materiale che sembra essere un finissimo pile, non caldo ma termicamente eccezionale: la temperatura della scarpa è sempre perfetta, e la stessa è pure in qualche modo traspirante, forse grazie alla mancanza di un vero e proprio collar.

Per finire, la soletta: cazzo, la soletta! Se l’intersuola gioca un ruolo fondamentale nella comodità della camminata, la soletta aggiunge quel tocco in più e soprattutto è costruita con dei piccoli pezzi in rilievo che sembrano fare da “riflessologia plantare”. Li senti durante la camminata, ma ti danno quel minimo di sollievo piacevole che ti fa apprezzare ancora di più l’acquisto di questa Ora Primo.
Ultimo tip: la soletta si ammorbidisce subito, comprimendosi leggermente su se stessa in modo da diventare accogliente anche in punta. Io quando cammino non tocco la punta a meno di fare magari delle discese, ma non è mai un tocco fastidioso come succede con le J4, per dire.

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Conclusioni

L’avrete capito: è difficile togliersi queste Hoka dai piedi, ed ogni giorni combatto con l’UOMODO — sopra abbiamo spiegato che vuol dire — che c’è in me per potermi mettere le altre 90 scarpe che sono in attesa di essere indossate e che ogni giorno perdono sempre più speranza.

La mia, di speranza, è invece quella che, dopo questo tentativo, magari Hoka droppi la tanto attesa versione beige/vanilla così da poterla aggiungere in collezione.

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Sneakergame, per favoooooooore, possiamo avere più scarpe così comode?

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