La serie Craft, da sempre poco sponsorizzata da Nike — ma cosa sponsorizza? Vive di rendita da circa 20 anni — è una delle più intriganti a disposizione, almeno sulla carta.
L’impegno di rivalutare alcune delle silhouette più iconiche del mondo Jordan e Nike con un aspetto più artigianale — da qui il nome Craft — è effettivamente interessante perché ci sarebbe davvero tanto da fare su scarpe che hanno quasi 40 anni.

Se alcune, come le J1 Mid, hanno avuto un’ottima riuscita (anche per l’aspetto molto Off-White-iano) a livello estetico e di materiali, altre sono state inizialmente snobbate per essere apprezzate in seguito. Sto parlando delle J4 Craft, specie nella colorazione Photon Dust, che tra le Craft risulta, a mio parere, la più piacevole perché possiede un aspetto artigianale per colori, differenze di materiali, dettagli ingialliti e linguetta interna in “spugna” a vista.

La domanda, quindi, è la seguente: queste Jordan 3 Craft “Ivory” riescono a tenere il passo della serie Craft? Vediamolo assieme.
Usciranno un unboxing e una recensione sul nostro profilo Tiktok.
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Unboxing – il box è bello ma non crafta

Un box bianco con una parte in elephant print, contraddistinto da un’apertura a libro, è tutto ciò che troviamo in questa sezione. Non c’è niente di eclatante o particolarmente bello: d’altra parte i box non fanno la scarpa, come si suol dire.

L’unico dettaglio degno di nota, ma lo rivedremo dopo, è la sovrapposizione del Jumpman con il logo Nike Air (spoiler: è una delle pochissime cose craft di questa scarpa)

La scarpa
La scarpa è di buona fattura, e si presenta bene sia dal punto di vista cromatico colori che dal punto di vista della qualità produttiva (almeno nell’unità che abbiamo in mano).

La pelle è la solita di una J3: continua il plauso a Nike che mantiene questa silhouette “di qualità” — a parte la White Cement — e, ormai terrore di tutti, passa anche il “check elephant print“, che in questo caso è molto omogeneo fra le varie parti. Speriamo sinceramente che Nike abbia risolto i problemi con questo materiale che, per quanto bello, non si può vedere su due scarpe in maniera così diversa.
La colorazione è prevalentemente bianca con accenti grigi, sail e gialli, che andiamo ad analizzare nel prossimo sotto paragrafo.

Ma il craft?
Eh, questa è un po’ la domanda che mi sono fatto appena ho preso in mano queste Jordan 3 Craft.
Essenzialmente, tutto si riduce a tre dettagli: il materiale posto sopra l’elephant print, che è anche lo stesso che abbraccia gli occhielli nell’area mediale della scarpa e l’etichetta posteriore.

Il suede che circonda l’elephant print è piacevole alla vista (lo avevo bocciato nelle foto ma mi sono ricreduto) perché aggiunge qualcosina in termini di artigianalità, per quanto sembri davvero sottile come materiale; lo stesso si può dire del suede sugli occhielli, che basta toccare coi polpastrelli per farlo afflosciare. Molto probabilmente, se porterete pantaloni abbastanza lunghi da “coprire” le J3, questo materiale tenderà a deteriorarsi.

La parte più piacevole della scarpa è senza dubbio il backtab, che riprende un escamotage già utilizzato nel 2020 sulla J3 “Fire Red Denim”, di cui vi lascio qui sotto ben due foto:


La versione coi caratteri strani è esclusiva JP ma per il resto la scarpa è uguale e riprende esattamente il pattern di questa Jordan 3 Craft “Ivory”.

Lo sappiamo che Nike non butta via niente: quindi craft si, e pure riciclato 😭
Ultima menzione per la suola, che è una translucent ingiallita e matcha perfettamente col backtab. Davvero carina alla vista.
Sizing
Solito sizing J3, quindi andate TTS in ogni caso: la scarpa resta accogliente e, benché sia stata leggermente svuotata del padding, riesce ad essere sempre la Jordan più comoda di sempre.
Conclusioni
Un esperimento di Craft più semplice e clean rende sicuramente piacevole questa scarpa, ma fa forse perdere un po’ il senso di una serie che era nata per ribaltare i concetti delle sneakers attualmente presenti sul mercato.
Mi sarei forse aspettato qualcosina in più a livello di differenze di materiali, anche se è una scarpa che ha meno sovrapposizione di pannelli — se confrontata con J1 e J4 — per poter fare qualcosa di realmente creativo.
Certo, io non sono Nike, ma mi aspettavo che product manager, ingegneri delle scarpe e designer si ingegnassero per portare sul mercato una scarpa degna del nome craft.
La definirei un lancio un po’ pigro di una scarpa che non ha particolare hype e su cui, quindi, Nike non fa tanto affidamento. Un po’ un peccato visto il potenziale.
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